25 Febbraio 2026

Dal MES all’AI: il dialogo tra tecnologie e competenze ridisegna la produzione

Sala piena e grande partecipazione al workshop su automazione e integrazione dei sistemi di fabbrica durante il primo giorno di A&T 2026.

La tavola rotonda “Integrazione dei sistemi di fabbrica: il dialogo tra macchine, software e persone”, promossa dal MESAP Innovation Cluster, ha riunito imprese, ricerca e università, offrendo visioni e casi concreti sulle tecnologie che stanno rendendo le fabbriche sempre più intelligenti, resilienti e interconnesse. Un confronto articolato per analizzare le sfide della fabbrica del futuro, dalla digitalizzazione dei processi di integrazione tra tecnologie e capitale umano.

Il ruolo del cluster e i megatrend industriali

Ad aprire la serie di interventi è stato Paolo Dondo, Senior Technology Manager del MESAP, che ha inquadrato il tema nel contesto dell’ecosistema regionale dell’innovazione.

«L’integrazione tra macchine, persone e dati è oggi un fattore chiave per far funzionare l’innovazione industriale. Garantisce flessibilità produttiva, sicurezza e tempi di reazione più rapidi», ha sottolineato Dondo, evidenziando come il passaggio dalla fabbrica connessa alla fabbrica realmente integrata rappresenti uno dei megatrend più rilevanti per il manifatturiero.

Secondo Dondo, superare i “silos digitali” è la condizione necessaria per generare dati ad alto valore aggiunto e decisioni più robuste. Particolare attenzione è stata dedicata alle PMI, chiamate a introdurre tecnologie scalabili e sostenibili, con un chiaro ritorno dell’investimento e un forte accompagnamento nei processi di cambiamento organizzativo. «Non basta inserire tecnologia: serve costruire fiducia nei dati, che devono essere certificati, sicuri e affidabili».

L’integrazione in pratica: esperienze industriali

La seconda parte dell’incontro ha dato spazio a casi concreti di integrazione dei sistemi di fabbrica.

Diego Carubelli, Head of Operations di Argotec, ha portato l’esperienza di un’azienda ad alta complessità tecnologica, dove tracciabilità e controllo dei processi sono elementi centrali. L’integrazione, ha spiegato, consente di mantenere coerenza tra progettazione, produzione e qualità, riducendo errori e migliorando la gestione delle informazioni lungo l’intera catena del valore.

Per Antonio Tripodi, CEO di AEC Soluzioni, il nodo cruciale è la messa a terra dei sistemi MES e l’interconnessione multiprotocollo delle macchine: «Molte aziende hanno ancora margini enormi di miglioramento. L’integrazione permette di passare da una gestione basata su fogli di calcolo a un controllo strutturato e in tempo reale della produzione». Pianificazione, avanzamento ordini, tracciabilità dei lotti e controllo qualità in linea diventano così leve concrete di competitività.

Sul fronte dell’analisi dati e dell’Industrial IoT è intervenuto Guido Colombo, President & CEO di Orchestra, evidenziando l’importanza della normalizzazione e certificazione del dato: «Solo con dati puliti e affidabili possiamo individuare i colli di bottiglia sistemici e intervenire dove serve davvero. A volte non è necessario acquistare una nuova macchina, ma ripensare l’organizzazione dei flussi o della logistica interna». Un approccio che integra anche monitoraggio energetico e sostenibilità, in una visione estesa di Industria 5.0.

Il tema dell’apertura tecnologica è stato al centro dell’intervento di Margherita Ferragatta, CEO di IDT, che ha posto l’attenzione sul rischio di vendor lock-in nei sistemi proprietari. «Per anni l’automazione industriale ha seguito il paradigma della ripetizione e dell’ecosistema chiuso. Oggi dobbiamo costruire soluzioni flessibili e open, che permettano al cliente di evolvere senza essere vincolato a un unico fornitore». Un modello basato su architetture aperte e integrazione hardware-software per favorire scalabilità e autonomia.

A chiudere gli interventi è stato Ferruccio Damiani, Professore Ordinario del Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Torino, che ha richiamato il ruolo della ricerca e delle competenze avanzate nello sviluppo di sistemi software affidabili e interoperabili, sottolineando la necessità di formare nuove professionalità capaci di operare in ambienti produttivi sempre più complessi e digitalizzati.

Integrare oggi per competere domani

La tavola rotonda conclusiva, moderata da Giuseppe Quaglia, Professore Ordinario del DIMEAS al Politecnico di Torino, ha messo a fuoco una visione condivisa: integrare non significa soltanto connettere macchine, ma ripensare processi, ruoli e modelli organizzativi.

È emersa con forza l’idea che la fabbrica del futuro sarà un ecosistema in cui tecnologie digitali, intelligenza artificiale e competenze umane dialogano in modo continuo. Dal direttore di produzione all’operatore di linea, ogni livello deve essere messo nelle condizioni di collaborare attraverso strumenti digitali adeguati.

Il messaggio finale è chiaro: integrare oggi è una scelta strategica per competere domani. Non un progetto isolato, ma un percorso strutturato che coinvolge tecnologie, persone e cultura aziendale, con il supporto di cluster, università e partner industriali.